La Pensione di Febbraio 2026 arriverà con un ritardo rispetto alla consueta data. Infatti, in via eccezionale, il pagamento non avverrà il 1° Febbraio, ma nel secondo giorno bancabile del mese. Il primo giorno utile è il 2 Febbraio 2026, che cade però di sabato. Di conseguenza, il pagamento del 2 Febbraio 2026 riguarda solo i pensionati che hanno scelto l’accredito alle Poste, anche in contanti.
Cedolino di Febbraio 2026: cosa aspettarsi
Chiarite le date di pagamento, l’attenzione si sposta su cosa conterrà il cedolino. La mensilità di gennaio sarà caratterizzata principalmente da rivalutazione degli importi e conguaglio fiscale. Per quanto riguarda invece gli aumenti previsti dalla legge di Bilancio 2026, come il taglio dell’Irpef e l’incremento al milione, molto probabilmente gli effetti non saranno ancora visibili e arriveranno nei cedolini successivi.
Rivalutazione pensioni 2026: come cambiano gli importi
Nel cedolino di Febbraio 2026 scatterà la rivalutazione annuale delle pensioni, legata all’inflazione. Il tasso provvisorio fissato per il prossimo anno è pari all’1,4%, ma non si applica in modo uguale a tutti. Infatti, la normativa prevede un meccanismo a scaglioni, collegato al trattamento minimo.
- Aumento pieno dell’1,4% sulla quota di pensione fino a 4 volte il minimo, pari nel 2025 a 2.413,60 euro lordi mensili
- Aumento dell’1,26% sulla parte compresa tra 4 e 5 volte il minimo
- Aumento dell’1,05% sulla quota che supera 5 volte il minimo
Appunto, questo significa che le pensioni medio-basse beneficeranno dell’aumento completo, mentre per gli assegni più elevati l’incremento effettivo sarà più contenuto.
Rivalutazione straordinaria per le pensioni minime
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Alla rivalutazione ordinaria si aggiunge una rivalutazione straordinaria destinata alle pensioni pari o inferiori al trattamento minimo. Nel 2026 il minimo dovrebbe salire a circa 611 euro mensili, garantendo, nelle ipotesi migliori, un beneficio fino a 100 euro l’anno. Comunque, si tratta di un sostegno mirato soprattutto ai pensionati con redditi più bassi.

Conguaglio fiscale: perché la pensione può diminuire
Accanto agli aumenti, il cedolino di gennaio può riservare anche una riduzione dell’importo netto. Infatti, è proprio a gennaio che l’Inps effettua il conguaglio fiscale, cioè il ricalcolo definitivo di Irpef e addizionali sulla base di quanto il pensionato ha realmente percepito nel 2025.
Durante l’anno le trattenute sono calcolate in modo presuntivo. Se però sono stati erogati arretrati, ricostituzioni o conguagli una tantum, l’imposta finale può risultare più alta. Il riepilogo avviene a dicembre e, in presenza di un debito, il recupero parte automaticamente a gennaio, con trattenute che possono ridurre in modo significativo l’importo della pensione, fino anche ad azzerarlo. In caso di debiti elevati, il recupero può proseguire anche nel mese di febbraio.
Tutela per i pensionati con redditi bassi
Comunque, per i pensionati più fragili è prevista una specifica tutela. Se il reddito annuo da pensione non supera 18.000 euro lordi e il debito Irpef è superiore a 100 euro, l’Inps deve procedere alla rateizzazione del recupero, distribuendolo da gennaio a novembre. Dunque, l’impatto sul singolo cedolino risulta più sostenibile.

Addizionali regionali e comunali di nuovo in busta
Dal rateo di gennaio tornano ad applicarsi anche le addizionali regionali e comunali riferite al 2025, che erano state sospese nel cedolino di dicembre. Queste trattenute, insieme all’Irpef mensile, incidono sull’importo netto della pensione.
Non tutte le prestazioni, però, sono interessate da queste trattenute. Infatti, ne restano escluse:
- le pensioni e gli assegni di invalidità civile
- gli assegni sociali
- le prestazioni non soggette a imposizione fiscale, come nei casi di residenza all’estero o le pensioni riconosciute alle vittime del terrorismo
Irpef e riforma fiscale: quando arrivano i benefici
Nel cedolino di gennaio, l’Irpef continuerà a essere calcolata con le aliquote attualmente in vigore, pari al 23%, 35% e 43%. Il previsto taglio dell’aliquota del secondo scaglione, dal 35% al 33%, non è ancora operativo e potrà essere applicato solo dopo l’approvazione definitiva della legge di Bilancio.
Di conseguenza, eventuali benefici fiscali legati alla riforma non saranno visibili nella pensione di gennaio, ma arriveranno nei cedolini successivi.
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